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    November 11

    Miyuko's Song - (8)

    Questa volta, parlerò di me.
    Di come si può cambiare idea.
    Di come i brividi ti abbraccino quando meno tel'aspetti.
     
    Sarà stato... Boh, che ne sò... Novembre.
    Si, ecco. Novembre.
    Le foglie gialle che si appiccicano all'asfalto e alle scarpe.
    Il freddo e la pioggia che ti fan venir voglia di ascoltare musica triste in treno.
    Un arobaleno dietro la collina. Aldilà dell'argine. Dietro casa mia.
    Due giorni prima di vedere i tuoi occhi scuri per la prima volta.
    Due giorni prima di accarezzare il tuo viso ed i tuoi capelli.
    Altri due giorni e t'avrei visto.
    Non mel'aspettavo. Non lo sapevo.
    E come avrei potuto?
    Ti sei deciso a chiamarmi solo quel pomeriggio.
    Quello con l'arcobaleno dietro l'argine.
     
    "Pronto?"
    "Ciao! Sono io!"
    "Io chi?"
    "Dai, non prendermi in giro. Sennò mi dimentico quello che devo dirti e c'ho pochi soldi!"
    "Ok, ok. Muoviti allora."
     
    Si. Quello fu il primo brivido, in quei due giorni.
    Non ero agitata ne sconvolta, ne felice ne ansiosa. E nemmeno morivo dalla voglia di vederti.
    Sotto ghiaccio. Anzi, sotto vento.
     
    "Che? Una festa d'addio? E dove te ne vai?"
    "Vado a vivere in Giappone."
     
    Dopo così poco tempo. Credevo scherzassi.
    Pensai ad una candid camera, uno scherzo di cattivo gusto. Cattivissimo.
    Sbiancai.
     
    "Ah."
    "Che c'è, non sei contenta per me? Guarda che è un giorno importante!"
    "No,no. Cioè si, certo che sono contenta! Lo sognavi da una vita!
    E' proprio il tuo sogno che s'avvera!"
    "Già."
     
    Alle otto. Alle otto davanti al solito pub.
    Quello delle uscite alle superiori.
    Quello davanti alla stazione.
    O lì vicino. Non mi ricordo bene. Saranno due anni che non ci vado.
    Saranno due anni che non ti vedo.
     
    Chiudo il telefono e mi siedo.
    Mancano due giorni.
    Tra due giorni ti vedrò per la prima volta. Da due anni.
    Però... Tra due giorni sarà anche l'ultima volta che ti vedrò.
    Vai in Giappone con Miyuko, tu.
     
    Miyuko. Come sarà adesso, Miyuko?
    Quando eravamo in classe insieme aveva i capelli corti e neri.
    Gli occhi sempre lucidi.
    Pendenti,bracciali, collane e orecchini in fimo che le uscivano da tutte le parti. Anche dalle mutande.
    Ricordo che si vestiva leggera anche d'inverno. Ricordo che qui aveva sempre caldo.
    Mentre io me ne stavo rannicchiata tra cento coperte e mille maglioni.
     
    Tra due giorni sarà la vostra festa d'addio.
    E non posso fare a meno di pensare che un giorno vi sposerete.
    Voi, gli amici inseparabili.
    Voi, quelli che, con me, avevano giurato di non innamorarsi mai l'uno dell'altra. O viceversa.
    Pensavamo all'amicizia, noi. Che cosa cretina.
    E poi, io, sono sempre stata quella fidanzata.
    Anche due anni fa, quando mi sono lasciata. Per te ero sempre quella fidanzata.
    Bè, che posso farci.
    Che posso dirti? Niente, a parte che mi sento sollevata.
    Per me sarà più facile dimenticarti.
    ~
     
     
    Per me non è facile decidere come apparire. Come apparirTI.
    Poi, sai, degli altri non m'è mai fregato niente.
    Ci sei sempre stato tu. Anche quando ero fidanzata.
    "Almeno tu, l'amore l'hai trovato!" mi dicevi sempre.
    "Io, invece, annaspo in un mare di catrame che mi si appiccica anche ai pensieri"
    Era a quel punto che arrivava Miyuko.
    "Sono sicura che, un giorno, la persona giusta riuscirai a trovarla."
    E due ore di discussioni filosofiche se ne andavano con un suo sorriso.
    Lei, ed il suo stramaledetto sorriso giapponese.
    Lei con il suo sharm, e le sue movenze delicate.
    La sua voce pacata e le sue tradizioni.
    Ma a desso non importa più.
    Voi ve ne andate ed io resto qui.
    Indietro, come sempre.
    ~
     
    Ti vidi in lontananza. Maglia viola e camicia a quadri. cappotto nero  e cappuccio con la pelliccia.
    Si. decisamente nel tuo stile.
    Agitavi la mano con fare sconnesso.
    Mi sei corso incontro. E la condensa del tuo respiro che si faceva sempre più vicina.
    Ecco. ORA sono agitata. Felice ed ansiosa.
    Sono due anni che non ti vedo...
    "Ciao..."
    La corsa ha reso il tuo respiro pesante. Ti pieghi ed appoggi le mani sulle tue ginocchia.
    Io faccio un passo indietro, per farti respirare. Per vederti respirare.
    "Ciao!"
    Alzi la testa verso di me ed il cuore comincia a battermi forte.
    Con le mie mani gelide, ti sposto i capelli che ti sono caduti sugli ochi.
    Con uno scatto ti alzi e scuoti la testa, riportandoli nel punto di prima.
    Aaah. E' un ciuffo.
    Rido tra me e me.
    Tu, con un'altro scatto, m'abbracci.
    "Mi sei mancata."
    Neanche il tempo di rispondere ed arriva Miyuko.
    "CI sei mancata!"
    Ovvio. Naturale. Calcolato.
    Un abbraccio a tre. Non è comodissimo ma mi rilasso lostesso.
    Mi sembra d'essere tornata indietro.
     
    "Vieni" m'hai detto.
    E delicatamente m'hai preso la mano come se fosse la cosa più normale del mondo.
    Anche Miyuko. Legati. Noi tre. Come una volta.
    Il posto non è il massimo ma mi piace.
    E' caldo. E, anche se non c'è quasi più niente da mangiare si stà bene.
    Spiluzzico due patatine e mi guardo intorno.
    Certo che ne hai conosciuta di gente, in questi due anni.
    "Bè," sbuchi fuori dal nulla "com'è vivere da soli?"
    "Niente di che. Ma almeno non hai nessuno che ti rompe le scatole!"
    "Haha. Vero. Beata te. Io vivo ancora con i miei. Ma ancora per poco, vero Miyu?"
    "Già"
    La sua voce non è cambiata per niente.
    "Alex, guarda. Sono arrivati altri invitati."
    "Scusaci un secondo eh! Torniamo subito!"
     
    Prendo anche dei pop corn e comincio a girare per la sala.
    Faccio amicizia, chiacchiero un pò qua e là.
    Ho conosciuto una certa Maria. O Sofia.
    Inzomma, una che m'ha fatto pensare a come ad un genitore possa venir in mente di dare alla propria figlia un nome così stantio.
    Solo dopo mi sono ricordata che siamo NOI, la vecchia generazione.
    "Andiamo fuori? Vorrei fumare, se non ti scoccia. Sai, se l'unica persona simpatica in questa sala. Vorrei continuare a parlare con te."
    "Ma ti pare, è lo stesso per me." A parte il tuo nome. Quando lo pronuncio mi sembra di masticare muffa.
    Uscimmo.
    L'avessi mai fatto.
    Non tanto per il freddo, ma per quello che vidi.
    Miyu non c'era.
    In compenso c'era un  sacco d'altra gente.
    Ti reggevano. C'eri ma non c'eri.
    "Cazzo" esclama Maria. O Sofia.
    Le corro dietro.
    Ti schiaffeggiano e un pò ti riprendi.
    "Oh, dove sono?"
    "E' tutto a posto Alex. Ora andiamoci a sedere."
    "NO. NONONONO: Stò bene. Si, si. Stò bene non mi toccate eh!"
    Ti rialzi e barcolli.
    "Torniamo dentro." Mi dice Maria "E' meglio se ci stanno loro."
    Annuisco.
     
    Riprendiamo a parlare. Di me. Di lei. Di te.
    Di cosa ne pensiamo del tuo viaggio in Giappone.
    Ci sediamo su un tavolo rivestito di stoffa nera.
     
    "Fraaaaaaaaaa! Chi è FRA?!"
    Una ragazza urla e mi chiama.
    "Sono io." dico piano.
    "SONO IO!" Urlo con più coraggio.
    La ragazza mi si avvicina.
    "Alex ti vuole. Dice che non si muove se non ci sei te."
    Un brivido. Un battito. Felice? No, per niente. Più che altro spaventata.
    "Va bene." Scendo dal tavolo e mi avvio.
    La ragazza sconosciuta mi porterà da te.
     
    Ti vidi appoggiato al muro, con fare instabile.
    "Eccola" ti dicono.
    Stò ancora pensando ad uno scherzo.
    "Sono qui."
    Bisbiglio e tu mi sfiori la mano.
    Un altro brivido. Un altro battito.
    Ti sposto ancora una volta i capelli dal viso.
    Alzi lo sguardo e mi guardi con due occhi acquosi.
    Fai per prendermi la mano e per poco non cadi.
    Ti tirano dinuovo su, attaccato al muro.
    Tra le luci ed il freddo della notte, te ne stai lì. Ce ne stiamo qui.
    Siamo tutti ad aspettare che tu ti risvegli dal tuo strano sonno.
    Da dietro, mi passano del caffè.
    "Digli di berlo" mi dicono in un orecchio.
    "Bevi Alex. Ti farà bene."
    Appoggi le labbra al bicchiere ma sputi subito.
    "Scotta" ti lamenti. E barcolli.
    Da dietro, tra lamentele e strane cure fatte a caso, ti staccano dal muro e sparisci per un pò.
    Fino a che non mi sento di nuovo chiamare.
    Perchè mi cerchi?
    Perchè, dopo due anni, mi chiami con voce lamentosa che mi fa tremare il cuore?
    Perchè?
    Bè, chissene. Corro da te e poi ci ripenserò.
     
    ~
     
    Non è stato facile ma, qualche anima buona, è riuscita a farti vomitare.
    Adesso sei solo un pò stordito.
    Sempre meglio che da sobrio, intendiamoci.
    Torniamo dentro, nella sala, ed accendono lo stereo.
    Vuoi ballare? Con me?
    Mi chiami ed io corro.
    Mi sfiori le dita e sento la tua pelle morbida e ruvida.
    Sarà per il freddo. Sarà che mi sei mancato.
    Balliamo da soli per un pò. Se barcollare e tentare di farti restare in piedi si può chiamare ballare.
    Balli di gruppo.
    Le tue movenze sconnesse mi fanno sorridere.
    Ora siamo in tanti. Balliamo insieme, ridiamo e giochiamo un pò.
    Ti ringrazio per questa serata. Anche se non ti ricorderai di niente.
    "Balliamo in cerchio!"
    Lo dici e mi chiami.
    "Fraaaaaaa"
    Ti porgo la mano e la stringi con delicatezza.
    Cominciamo a girare e ad aprirci e chuiderci come un fiore.
    Poi, a spezzare l'incantesimo, ti portano via.
    Quella ragazza che prima mi ha accompagnata da te ora, ti ha portato via.
    Ti stringe a se. E' innamorata. Si vede.
    Prendo un pò di salatini e, sgranocchiando, mi siedo.
     
    Dopo un pò, vedo Sofia che si mette il cappotto.
    "Vai via?" le dico.
    "Si, per me è tardi"
    "Forse dovrei anch'io. Domani lavoro."
    "Già. Si ritorna alla realtà."
    Poi, come un sussulto, una scossa o un conato di vomito.
    "Ma Miyuko?"
    "Miyuko? Chi? La cinese?"
    "E' GIAPPONESE. Comunque si, lei. Sai dov'è?"
    "Sen'è andata via un paio d'ore fa. Prima che Giu partisse, credo."
    "Ah."
    "Bè, io vado. Ci si vede in giro!"
    "Mh."
     
    Adesso ci sei tu, steso su quel tavolo rivestito di stoffa nera.
    Non sò se dormi. Non importa.
    Per me è già tardi. Devo andare, davvero.
    Inoltre, fuori, ha cominciato a piovere.
    Prima di uscire, ti accarezzo il viso. E sposto ancora dai tuoi occhi i tuoi capelli neri.
    Tu, sorridi e sospiri.
    "Fra...a." Mi chiami per l'ultima volta.
    Fai buon viaggio. Ti ringrazio per questa serata anche se, con molta probabilità, non ricorderai quasi nulla.
    Spero davvero che tu possa realizzare il tuo sogno. Con o senza Miyuko.
    Io? Il mio si è appena concluso.
    In futuro, spero di ricordare questa tua festa d'addio.
    Spero di ricordarla anche per te. La tua voce che mi chiama e il mio cuore che batte.
    Spero di poter ricordare quant'è stato tristemente romantico quando le nostre mani si sono avvicinate. solo per ballare in cerchio.
    Così, potrò dire d'aver amato un disegnatore di fumetti.
     
    Chiudo la porta e la sala mi sembra così lontana. La musica si sente, ma il calore sen'è già andato.
    In un attimo, le mie mani sono tornate fredde.
    Meno male che è rimasta la sensazione delle tue dita sulla mia pelle.
    Guarda. Nevica.
    Sospirando, ti auguro un Buon Giappone.
    November 09

    Miyuko’s song - (7)

    Le mie mani odorano ancora di limoni.

    I miei capelli odorano ancora di fumo, non so quanto, delle mie sigarette.

    Fuori piove, ed io sono l’unica persona qui, sotto un minuscolo pergolato, che se ne sta ad ascoltare musica in lontananza.

    Da quanto fa freddo, potresti affettarmi i piedi e non me n’accorgerei.

    Accendo ancora una sigaretta, solo per vedere la cenere diventare nera. Solo per veder sparire il suo fuoco rosso.

    Ti giuro, mi fa male vederti li.

    E’ come se il mio cuore si fosse staccato e fosse sprofondato nell’oblio.

    Stasera, ho sentito un solo ed inconfondibile crack.

    Mi stringo nel cappotto, ma le fibre leggermente cotonate si appiccicano alle mie mani.

    Ora anche il cappotto odora di limoni.

    Faccio un ultimo tiro e vado. Mi avvio sotto la pioggia e sento il tuo profumo scivolare via.

    Sento le gocce cadermi in testa ed i capelli che mi si attaccano al viso.

    Cammino svelta, tento di allontanarmi di più da te e dalla tua musica inondante.

    Passo dopo passo, penso al calore delle tue mani che più volte ha sfiorato le mie.

    Goccia dopo goccia, mi sento morire ed il mio cuore si spezza in frammenti di vetro.

    Pozza dopo pozza, come unica traccia, solo la cenere rossa che diventa nera.

    Mi viene da piangere!

    Butto la testa indietro e mi fermo, solo per respirare un attimo.

    Solo per la condensa del mio respiro per ricordarmi che fa freddo.

    Mi tremano le mani.

    Mi accovaccio e tiro fuori una mano di tasca.

    Le mie dita sono diventate rosse e, sul palmo, si è appiccicato un po’ di laniccio nero.

    Ho freddo al collo. Cavolo, la mia sciarpa!

    L’ho lasciata lì da te.

    Accidenti. Accidenti accidenti. Un’ora di fuga programmata e cosa faccio?

    Ti lascio una parte di me tanto per farti capire che sono andata via. ?.

    Sono proprio una scema. Spero che ti ricorderai di me come una scema.

    Come una di quelle ragazze che quando le guardi non riescono a parlare.

    Come una delle tante ragazze che quando guardano i tuoi occhi neri si sentono svenire.

    Sento caldo.

    Tranquillo, basta poco per farmi ricordare che fa freddo.

    I miei capelli umidi.

    O le tue mani che non terranno più le mie.

    Mi sento veramente uno schifo ma, sono convinta di quello che sto facendo. Di quello che ti ho appena fatto.

    Se non l’hai ancora capito, ti sto lasciando da solo.

    Non mi avrai più accanto a te, quando ti sentirai male. Non mi sentirai ridere, quando ti verrà in mente una barzelletta.

    Non mi sentirai più dire “ ti amo ”, neanche nei tuoi pensieri.

    Ti Amo.

    Però me ne vado. Stanotte.

    Stanotte ho deciso di andarmene. Con la pioggia che mi ha resa di ghiaccio.

    Con la pioggia che ti farà piangere appena vedrai la mia sciarpa sul tavolo.

    Rincorrimi e cercami, amore!

    Dammi un'ultimo e unico disperato motivo per restare qui.

    Spero che tu apra la porta, con la mia sciarpa stretta nel pugno, e che tu sporga una mano fuori.

    A quel punto, ogni goccia di pioggia, come acido, ti farà bruciare la pelle.

    E anche tu sentirai freddo.

     

    Mi alzo e mi stiro le gambe.

    Rannicchiarsi sotto la pioggia, con una mano su naso e bocca a piangere e respirare l’ultimo alito di limoni, non è la cosa più intelligente da fare.

    Riprendo a camminare.

    Cammino svelta tentando di centrare ogni pozza solo per vedere come lo splash dei miei tacchi rimbalza sui miei stivaletti di camoscio.

    Addio.

    Ti prego, sii arrabbiato con me. Odiami e non pensarmi mai più.

    Io, invece, ti penserò spesso.

    Sei stata l’unica luce nella mia vita.

    L’ultimo sballo, prima di tornare alla realtà.

    Ma adesso mi fanno male le gambe a furia di ballare. A forza di starti dietro mi fanno male anche le dita dei piedi.

    Mi fermo all’incrocio, qui al semaforo del passaggio pedonale.

    Manca poco alla mia macchina.

    Guardo l’orologio ed è già l’una.

    A quest’ ora starai già correndo sotto la pioggia alla ricerca di me.

    Purtroppo, amore, ho fatto troppa strada e prima che tu possa raggiungermi io sarò già svanita.

    In ogni caso è meglio affrettarsi. Non si sa mai.

    Tanto da qui non passa nessuno.

    Passo dopo passo, centro ogni striscia bianca fino a che una luce, veloce, non compare all’orizzonte.

    Sento ancora la tua musica in lontananza.

    Auguri amore. Buon natale amore. Felice anno nuovo amore. Buona pasqua amore.

    Congratulazioni per la tua laurea amore.

    Ti dico tutto adesso così, quando servirà ed io non ci sarò, non ne sentirai la mancanza.

     

    Mi piace quella luce che veloce corre lungo la strada bagnata.

    La pioggia è tremenda in queste situazioni. Ti fa pensare alle cose più strane.

    Ti fa sperare nelle cose più strane.

    Vorrei un contatto.

    Un unico piccolo devastante contatto tra me e quella luce che diventa sempre più forte e sfolgorante.

    Così, per poter rimanere qui con te ancora un po’.

    Così, per farmi trovare da te distesa e ricoperta dal mio colore preferito.

     

    Supero il passaggio pedonale e, centrando l’ultima pozza, svolto per dirigermi lì dove finisce tutto.

    Ho parcheggiato dietro l’angolo.

    Ha quasi smesso di piovere.

    Sblocco l’antifurto che, come al solito mi regala il suo allegro bip*.

    Apro la portiera ed entro in macchina.

    Mi distendo solo per un secondo poi, come per rincorrere il tempo che ho lasciato stupidamente fuggire, chiudo la portiera con un tonfo.

     

    Amore ora, mentre giro la chiave ed il motore si accende.

    Ora, mentre parte il riscaldamento e mi si appannano gli occhi ed i finestrini.

    Amore, ora mentre faccio manovra e definitivamente ( tra noi ) finisce tutto.

    Ora e solo ora, posso dire di averti amato con tutto il mio cuore.

    Amore, ora che mene vado so che t’amerò per tutta la vita.

    Frizione, acceleratore e via.

    October 20

    Futuro distorto, ma neanche troppo.

    Spesso, ti dicono che pensare al futuro è la cosa migiore.
    Altrettanto spesso non capiscono che pensare al futuro fa male al cuore.
    Soprattutto, se stai sperando in nun futuro triste.
    Non è normale, mi dico sempre. Non posso sperare in cose così, non è normale.
    Di solito la gente pensa a come si costruirà una famiglia, al volto dei suoi figli, a come arrederà la casa, al lavoro dei suoi sogni....
    Io, invece, voglio solo rimanere da sola.
    Sai cos'è la solitudine? Sai cosa sono otto anni di progetti andati in fumo?
    Sai cosa sono le emozioni futili che provo?
    Si, si, sono futili.
    Non si può guardare con ammirazione chi non si conosce.
    Non si può amare senza cadere in un ciclo che ti fa perdere i sensi.
    Non si può sobbalzare, per il calore di una mano che ti sfiora appena.
    Vorrei solo non essere mai nata. Il non esistere mi avrebbe impedito di pensare, vero?
    Questo mi conforta. So che una possibilità di scelta l'ho avuta ma, per qualche stupida ragione, l'ho gettatta via scegliendo di vivere.
    Morire non sarebbe la stessa cosa. Potrei rimanere incastrata qui, oppure potrei reincarnarmi. O peggio potrei vivere in eterno.
    A quel punto, non dipenderebbe più da me.
    Ma io voglio avere pieno possesso di me. del mio corpo, dei miei pensieri.
    Insomma, morire non è quello che cerco. Spero tu l'abbia capito. Quindi, spero tu la smetta con tutte le tue stupide congetture sul mio "probabile suicidio".
    Non avverrà! Anche se mi costa restare viva, mi costerebbe ancor di più morire.
    Magari non vuoi vedermi più?
    Basterebbe che tu ti allontanassi solo di poco. Un altro passo e poi, ci penserei io a non farti vedere più.
    Giù, fin nelle viscere della terra.
    Così, forse se sarò brava, avrò tutto il tempo per pensare.
    Per stare da sola a farmi i cavoli miei.
    Si, credo che farò così. Grazie per il consiglio.
    Un futuro triste in cui essere odiata e conpatita dagli altri era proprio quello che desideravo.
    Grazie, eh.
     
     
     
    Vorrei avere ancora quelle frasi che mi scrivevi
    per poter pensare, ancor più forte
    al modo migliore per allontanarmi da te.
    Alla fine, credo che andrò comunque a vederre
    Shinjuku.
    Un bacio, sempre tua ( ma proprio no ) Chan <3
     
    October 12

    Miyuko's song - (6)

    So che è per me.
    So che non sei per me.
    Ti giuro, non avrei mai immaginato poter arrivare a tanto. Mi sento così stupido.
    In un attimo t'ho amata e, nello stesso attimo, t'ho persa.
    So che non sei per me.
    Continuo a ripetermelo come un disco rotto ma, non riesco a dimenticare.
    Continuo ad amare l'ebrezza di quell'attimo. Continuo a respirare il fumo delle tue sigarette. Continuo a vedere i tuoi occhi azzurri che si perdono nel cielo.
    Mi piace il cielo. Però mi piacciono di più i tuoi occhi.
    Capisco che non mi vuoi. Sono un tipo pieno di problemi, io.
    No, proprio non riesco a mangiare. Non mi piace, ti giuro. E poi, non ho neanche fame...
    Però... No lascia stare.
    Vorrei tanto vedere la neve. Ricordo che ridesti quando ti dissi che non l'avevo mai vista.
    "Dove vivevo, nevicava tutti gli inverni. Era stupendamente bello." Rispondesti.
    "E' così lontano?" Ti domandavo sempre io, mentre tu giocavi con i miei capelli.
    "Forse nemmeno troppo. Però... Non viverci più è come essersi trasferiti su d'un altro pianeta."
    E' un ricordo deframmentato, oppure era veramente così?
    Bè, ricordo che la tua felicità non arrivava mai da me. Ed io, come uno scemo, che t'aspettavo ore e ore sotto la pioggia. In attesa del tuo stupido treno.
    Ti amo. Tel'ho mai detto? No?
    Forse perchè non te lo meriti.
    Forse perchè non me lo merito.
    Credo che tu abbia scelto per il meglio. E' lui quello per te.
    Sapevo fin dall'inizio che non ero giusto per te.
    Io ero troppo alto. I miei capelli erano troppo lunghi e troppo neri. I miei occhi troppo sottili, troppo scuri e troppo profondi. Avrebbero sicuramente mangiato i tuoi.
    Io. Io sono troppo magro. Forse è per questo che t'ho persa?
    Macchè! In realtà non t'ho mai avuta. Se non per un attimo, sopra le mie coperte che profumano di lavanda.
    Che vuoi farci, adoro quel detersivo.
    Mi ricorda te.
    Mi ricorda la tua anima e il prato dove ci sdraiavamo a parlare.
    Mi ricorda le sigarette che ti toglievo di bocca e che rompevo a metà.
    Mi ricorda che il cuore mi batteva forte.
    Mi fa sperare che il tuo ed il mio si fermino nello stesso istante, quando sarà il momento. Anche se non ti vedo da trent'anni.
    Anche se ti rivedrò solo mano nella mano con lui.
    Ti confido un segreto. Per me, lui non esiste.
    Quando ti vedo tu, sei sola. Cammini stringendo nuvole. Cammini portando con te il fantasma delle le mie lacrime e dei miei sentimenti.
    I sentimenti d'un attimo.
    Credi sia sbagliato?
    No? E' giusto?
    E io che ne sò. Dopo tutto, è stato solo un attimo.
    Everywhere I'm looking now
    I'm surrounded by your embrace
    Baby I can see your halo
    You know you're my saving grace

    You're everything I need and more
    It's written all over your face
    Baby I can feel your halo
    Pray it won't fade away
     
     
    Odio sentirmi solo.
    Non sò mai come comportarmi. Mi viene sempre da piangere. Molto maschile, vero?
    Però adesso ho fame.
    Senza di te ho più fame.
    Senza di te mi sento diverso.
    Mi sono anche tagliato i capelli. Non troppo, non fraintendermi.
    Essere scambiato per una ragazza mi ha sempre fatto restare allegro. Adoro vedere le facce della gente quando mi giro e...
    Bè, dovresti vederle tu.
    Ieri, una ragazza dai capelli ricci e rossi, la pelle chiarissima e gli occhi verdi, una ragazza dalle mani sottili e curate mi ha chiesto di uscire.
    Secondo te che dovrei fare?
    Ancora non le ho detto niente. Ho paura.
    Ho paura che mi riporti sul prato dove ci sdraiavamo a parlare.
    Ho paura che fumi le tue stesse sigarette. Ho paura che non fumi affatto.
    Avrei voglia i baciarla e di morderle dolcemente le labbra ma, ho paura di perdermi in un'altro attimo.
    Ho paura che il suo attimo sia più grande del tuo, quando tu sei la cosa più grande che mi sia mai stata scaraventata contro.
    Mi hai portato via dal buio, per farmi entrare in un buio ancora più denso e fitto.
    Niente è come sentirsi mancare una parte di se. Niente è come sentire ancora addosso una parte di te.
    Soprattutto il calore delle tue mani. Mi sento sfiorare ovunque.
    Poi, basta un soffio anche lontanamente fresco e la magia scompare.
    La mia pelle torna ruvida come prima.
    Mi prendono i brividi.
    Quando mi sento solo ho più fame.
    Quando mi sento solo, stò come prima. A parte che sento la tua mancanza e che, forse, vedo meno buio.
    La luce non è mai stata una cosa per noi, eh?
    Preferivi dormire in classe, o nel mio letto piuttosto che nel tuo.
    Preferivi coprirti con le mie lenzuola e chiudere persiane e tende piuttosto che far entrare il profumo di mimosa dall'albero davanti camera mia.
    Preferivi chiudere gli occhi piuttosto che prendere il sole.
    Ho voglia di tornare in spiaggia con te.
    Ho voglia di vederti indossare il costume.
    Ho voglia di sentire i tuoi capelli bagnati e la salsedine che mi si appiccica adosso.
    Ho voglia di un frullato di frutta.
    Però! Però non ho per niente voglia di camminare sulla sabbia.
    Mi piace solo quella umida in battigia, sul lungomare.
    Il frangionde della mia anima. Con le cuffie nelle orecchie e, olè. Ecco creata l'atmosfera perfetta.
    Manca solo un bel tramonto. Manchi solo tu.
    Sai, vorrei che quell'attimo fosse durato un po' di più.
    Vorrei che fossi ancora qui, a raggomitolarti nelle mie coperte che profumano di lavanda.
    Ora, colleziono pacchetti di sigarette.
    I can feel your halo halo halo
    I can see your halo halo halo
    I can feel your halo halo halo
    I can see your halo halo halo
     
     
    So che è per me quel "Stà lontano da me" scritto a caratteri cubitali sul muro.
    So che è per me ma, non riesco a smettere di sorridere.
    Non riesco a smettere di pensare a quel povero scemo che è stato preso a pesci in faccia pubblicamente.
    Quel povero scemo sono io.
    Lo sapevo. Lo sapevo che sono troppo magro.
    Io sono troppo alto. I miei capelli sono ancora troppo lunghi e troppo neri. I miei occhi troppo sottili, troppo scuri e troppo profondi.
    Ancora una volta, ho rischiato di mangiarmi i tuoi di occhi.
    So che t'ho persa. So che non ti rivedrò neanche fra trent'anni. Neanche mano nella mano con lui.
    So che sono io quel povero scemo. Eppure non riesco a smettere di sorridere.
    Eppure mi piace come sono ora.
    Eppure mi piace come mi ricordo di te, mi piace come mi sento triste quando penso a te.
    Mi piacciono i frullati di frutta. E anche i biscotti al cioccolato ripieni di pere.
    Eppure, ora mi piace come sono senza te.
    Ti ringrazio. M'hai fatto venir fame.
    M'hai fatto venir voglia di sorridere. Anche se, nelle lenzuola, mici rigiro da solo.
    Un bacio?
    No.
    I swore I'd never fall again
    But this don't even feel like falling
    Gravity can't forget
    To pull me back to the ground again

    Feels like I've been awakened
    Every rule I had you breakin'
    The risk that I'm takin'
    I'm never gonna shut you out

    Everywhere I'm looking now
    I'm surrounded by your embrace
    Baby I can see your halo
    You know you're my saving grace

    You're everything I need and more
    It's written all over your face
    Baby I can feel your halo
    Pray it won't fade away

    I can feel your halo halo halo
    I can see your halo halo halo
    I can feel your halo halo halo
    I can see your halo halo halo

     

    Halo.


     
    October 06

    Miyuko's song - (5)

    Ricordo ancora il sapore dei tuoi baci.
    Mi manchi, Hea-chan.
    Ricordo anche il profumo dei tuoi capelli. Spesso, credo di sentirlo nel vento.
    Quando ci penso, quando questa sensazione mi prende e sale sale sale, chiudo gli occhi prima che sia troppo tardi.
    Non voglio piangere. Non voglio ricordarmi che, per me, tu c'eri sempre.
    Mi sento così solo, Hea-chan. Niente è più come prima.
    Cammino per strada e vedo solo fantasmi. Persone che vivono, parlano, ridono....
    Ed io no, non le sento affatto. Continuo a camminare e l'aria è pesante come nebbia. Non posso pensare che, per me, tu c'eri sempre.
    E ora non ci sei più! Dove sei? Cosa fai?
    Amore mio, non resisto senza te. Non ho un senso, Hea- chan. Senza te non ho più senso.
    Niente ha più un senso da quando tu...
    Sei una parte di me! Ti sei portata via una parte di me! Perchè mi hai lasciato solo?
    Sono solo, nella nebbia non ti vedo e mi sento soffocare.
    Ma io non t'ho scritto per urlarti contro, amore mio.
    Sono stanco. Tanto stanco...
    Sono stanco di vivere una vita accecata dalla solitudine.
    Sono stanco di tornare a casa e tu non ci sei.
    Tutto sa di te. Non posso credere che te ne sei andata!
    Le coperte! Te le ricordi le coperte? Le abbiamo scelte insieme.
    E il divano? Ricordi quando mi sei saltata in collo e l'abbiamo rotto?
    Quella volta le tue risate riempirono la casa. Ridevi così tanto che ebbi l'impressione che le finestre sarebbero esplose da un momento all'altro.
    Dio, quanto mi mancano le tue risate.
    Da quel giorno, sai, non sono più uscite da questa casa. E neppure dalle mie orecchie.
    Ho rischiato un paio di volte di farmi investire, sai?
    Ero sovrappensiero. E gli automobilisti, spaventati, scendevano dalle loro auto per imprecarmi contro.
    Non ho mai ascoltato nessuno dei loro insulti.
    Nella mia testa li pregavo di prendere meglio la mira, la prossima volta.
    Continuavo a ripetermi che la prossima volta ti avrei raggiunta.
    Ma tu non hai voluto! Mi hai lasciato solo! Te ne sei andata e non vuoi che ti raggiunga!
    Sei una ragazzza egoista, Hea-chan.
    Ma, anch'io sono una parte di te! Ti ricordi di me?
    Ti amo Hea-chan. Non riesco più a vivere senza te.
    Ti desidero, con tutte le mie forze.
    Ricordo anche che i tuoi capelli profumavano di miele.
    I tuoi baci, Hea-chan. Non posso dimenticarmi dei tuoi baci.
    Sapevi di ciocolata, Hea-chan. Mi sono sempre chiesto se ne mangiavi un pezzettino ogni volta, prima d'incontrarci.
    Non sono libero, Hea-chan. Dicono che, quando le anime dei defunti raggiungono il loro posto, i loro cari si sentano sollevati e fieri.
    Fieri di cosa, Hea-chan? Fieri d'averti lasciata morire?
    Con chi eri, quella sera? Chi! Chi... CHI!
    Non lo perdonerò mai, Hea-chan.
     
    Tu, no, tu non devi preoccuparti per me. Io vivrò per il tuo ricordo. Vivrò per ricordarmi del nostro amore.
    Vivrò per noi.
    E poi, quando finalmente arriverà la mia ora, ti nraggiungerò.
    Amore mio, aspettami.
     
    21.12. 2002
     
    "NOOOOOOOOOOO!" un urlo agghiacciante riempì la sala.
    Le pareti bianche s'illuminarono. L'urlo riprese.
    "BUGIARDO!"
    Una ragazza in bianco s'avvicinò al piccolo, esile corpicino che in quegl'urli stava mettendo l'anima.
    "Signorina... Signorina, si calmi, per piacere. Stà svegliando gli altri pazienti..." disse con voce sommessa, la ragazza.
    "N-O-N-MI-TOC-CHI!". Il piccolo corpicino cominciò a respirare affannosamente, strinse a se le coperte bianche e pianse.
    Il rumore della carta accartocciata si diffuse per tutta la stanza.
    "S-sei un bugiardo.." ripetè. "Mel'avevi promesso...
    Il pianto si trasformò in forti singhiozzi e, le parole, tornarono urli.
    "Come hai potuto credere che fossi morta, eh?! Sei tu che m'hai lasciata sola! Stronzo! In realtà non m'amavi affatto!
    Non m'avresti abbandonata così!"
    Un respiro profondo. Uno scatto e, il piccolo corpicino s'alzò. Senza smettere di stringerea se le coperte bianche.
    "Cazzo, io sono qui! SONO QUI! Mi senti? Sono io, la tua Hea-chan! Sono qui, cristo, svegliati! Non lasciarmi sola..."
    Il corpo di Hea ricadde sulla sedia, come s'avesse finito ogni birciolo d'energia in se.
    Appoggiò piano la testa sul letto, accanto alle sue mani, senza smettere di stringere a se le coperte bianche.
    "Io, t'ho aspettato. E," respiro " certo che mi ricordo. Ricordo ogni singolo momento con te...
    Ma IO sono qui... Ruuki, amore mio... Svegliati... Non... Abbandonarmi..."
    Ti prego, non ancora...
    Hea chiuse dolcemente gli occhi e, mentre s'addormentava, le sue lacrime bagnarono le coperte bianche del letto.
    *Bip.
     
    August 09

    Miyuko's Song - (4)

    What the hell are you waiting fo-or?
    Sparavano le mie cuffie dentro le mie orecchie.
    Cosa stavo aspettando, proprio non lo sapevo. Ah già. Stavo aspettando che il passaggio a livello si riaprisse.
    Come ogni mattina, mi sono svegliata presto, ho fatto colazione con calma e, mettendo su la musica a palla, sono uscita per andare a scuola.
    Devo dire che questa canzone è una delle mie preferite, anche se mi fa sempre pensare alle cose più strane. Forse è per questo che l'ascolto a ruota, mentre cammino per le strade di una città strapiena in un paese ancora più pieno...
    Non sono mai stata una cima in niente. Forse perchè niente mi attrae e niente mi spinge a fare più dello stretto indispensabile. Però non ci vuole una grande intelligenza per capire che nella società d'oggi non si respira. Più cammini per le strade più degrado vedi. C'è gente che passeggia con nonchalance mentre altra si accascia per terra, con una smorfia di dolore, a meno di mezzo millimetro di distanza. Molti pensano: 'Ma io che c'entro? Non sono affari miei!' e devo confessare che anch'io sono una di quelle persone ma, spesso e volentieri durante la notte mi sveglio in preda al panico e vengo avvolta da una miriade di sensi di colpa. Da dove nascano, poi, non ne ho la minima idea.
    L'altro giorno, durante il TG, hanno fatto vedere una protesta di studenti davanti ad una scuola. Non ricordo di preciso per cosa protestassero dato che non ascoltavo gran che. Ero troppo occupata a mangiare. Però ad un certo punto uno di quei ragazzi, che dovevano avere più o meno la mia età, ha gridato contro il microfono: 'Questo mondo è marcio! Marcio fino al midollo! Ci chiudono le porte per avere una vita decende, quei luridi schifosi. Tanto, loro, i soldi cell'anno. Sai che gli frega di noi poveri cretini!'
    Mentre deglutivo il boccone, la prima cosa che m'è passata per la testa è stata 'Chissà quali sono le sue fonti...' e sogghignando ho finalmente mandato giù il boccone e c'ho buttato giù una buona dose di acqua.
    Mio padre, invece, tutto scandalizzato ha spento di scatto la televisione, bofonchiando qualcosa sui giovani che non rispettano chi cerca di fare "le cose" per il loro bene ed il loro futuro. O roba del genere.
    Ripensandoci, dopo un paio di notti di sonno e di incubi, non riesco lo stesso a capire che senso abbia dire che questo mondo è marcio. Nel senso, è una cosa risaputa, o no?
    Ci sono maniaci nelle metropolitane, assassini nelle case, terroristi nella polizia, malati di mente e pedofili nelle scuole, nei locali... Ovunque. Ragazzi, bambini, adulti, vecchi molestati e picchiati a sangue. Gente che si risveglia chissà dove con una cicatrice mai notata prima e qualche organo mancante. Studenti oppressi dai loro genitori che gli impongono di studiare per raggiungere chissà quale scuola prestigiosa o carriera sfolgorante. Persone, vite, esseri che normalmente pensano mangiano respirano e ( anche se a molti fa schifo e fatica ammetterlo ) vanno al bagno e producono rifiuti. Si sentono oppresse, dicono loro. Dicono che il mondo è marcio e, anche se non gli si può dar torto, non sanno spiegarsi per quale motivo il mondo è marcio. Cioè: lo dicono ma non in fondo è come se non volessero ammetterlo.
    E poi, per concludere in bellezza, cosa fanno? Entrano nel primo konbini, comprano un trincetto, si gettano nella folla e ammazzano la prima persona che gli capita a tiro che, spesso e volentieri, è  o un padre di famiglia ( che magari sgobba diciotto ore al giorno per portare a casa un pasto decente ) o una ragazzina o una donna incinta.
    Ecco, io non trovo un senso a tutto questo.
    Intanto aspetto ancora che il passaggio a livello si alzi. Sono un pò nervosa e neanche ascoltare la mia canzone preferita mi rilassa.
    Mastico una gomma. Una di quelle alla menta forte e con il liquido dentro.
    What the hell are you waiting fo-or?
    Ecco, che cazzo stai apettando? Invece di ammazzare persone innocenti, o di ferire te stesso, fai qualcosa di concreto se pensi che realmente questo mondo sia marcio.
    Non limitarti a lamentarti ed a lagnarti! Combatti! Ed esci da questo cazzo di realtà fittizzia e combatti per degli ideali concreti, per qualcosa che possa aiutare te e la gente.
    Anche se sono un tipo menefreghista, almeno io reagisco ai soprusi. Mi difendo da chi cerca di abbordarmi con la bava alla bocca ed aiuto chi sta male o chi piange per strada.
    Possibile che nessuno ci arrivi? Questo mondo non ha bisogno di essere colpito con violenza, ma piuttosto di essere rincuorato e incoraggiato. Spesso le cose peggiori vengono commesse per disperazione.
    A proposito di disperazione, questo qua dietro è da mezz'ora che tenta di palparmi il sedere ed io mi sposto. Se ci riprova gli pianto un bel pugno sul naso.
    Continuo a masticare la mia gomma in modo nervoso e quasi sguaiato. Ma che posso farci? 'Stò qua m'ha proprio rotto.
    Finalmente il passaggio a livello si alza. Mi sento strattonare per un braccio.
    "Che cazzo vuoi?" mi giro di scatto. Questo non molla eh?
    " Ciao ciao." sogghigna lui.
    Manco il tempo di scrollarmelo di dosso che mi pianta uno di quegli stupidi trincetti in mezzo al petto.
    Sento la gente che urla. Intanto io, rintontita e con lo sguardo annebbiato, fisso quell'oggetto improprio che mi perfora la carne. Mi sembra così strano. Provo a toccarlo e le mie mani restano imbrattate di sangue. Non fa poi così male come vogliono darci a bene nelle fiction.
    Alzo lo sguardo e lui è sempre lì, con il suo sorrisetto compiaciuto. La gente urla e scappa.
    Lo sguardo mi si annebbia di più.
    Io-Io lo sò chi sei. Sei quel ragazzo della classe accanto alla mia con cui non sono voluta uscire.
    Eh oh, che ci posso fare se non mi piaci. Ed ora meno di prima.
    Mi accascio a terra, come se il tempo andasse a rilento. La gomma mi cade di bocca, l'mp3 dalla tasca e si stacca dalle cuffie.
     La canzone si interrompe bruscamente.
    "Ciao ciao." ripete lui, allontanandosi e scavalcando il mio corpo con tranquillità.
    Respiro piano.
    Nella mia testa continua la canzone che stavo ascoltando. What the hell are you waiting fo-or?
    Eh già.
    Alzo la testa verso quello che spero sia il cielo e socchiudendo gli occhi sorrido.
     
    July 29

    Ta-Nyaan

    Riprenditi da quella
    tristezza che passa
    nelle  giornate di tranquilla armonia.
    Osservando il cielo
    non noterai più
    rondini o nuvole
    ma fiocchi neri
    di fumo e noie.
    In uno scatto d'allegria
    pura, come se fosse un raptus
    li soffio via e cambiano colore
    ai miei occhi ed ai tuoi.
    Anche se non avrò senso,
    non troverò ne un senso ne un posto per me
    continuerò a sorridere.
     
    Nel mentre, sgranocchierò del ghiaccio. Ja-Nyaan <3
    April 29

    Miyuko's song - (3)

    Le giornate di pioggia sono le mie preferite. Sono le giornate in cui tutti sono occupati a guardare il cielo che piange, le giornate in cui ti senti tanto giù… E speri che non troni mai più il sole.

    Era stata una mattinata stressante. M’ero impegnata anch’io nel guardare la pioggia. Nel mentre, a differenza dei miei compagni di classe, prendevo appunti.

    Al suono della ricreazione i miei compagni s’alzarono di scatto, dirigendosi come una mandria di bestie verso il corridoio per godersi il loro meritato quarto d’ora di riposo.

    Io, con la mia inflessibile calma, presi le mie cose ed il registro e mi diressi a passi cadenzati verso l’aula della lezione successiva.

    Trovai un paio di minuti per andare al bagno. Al mio ritorno trovai una mia compagna a frugare nella mia borsa. Tirò fuori il mio portafogli, prese un paio di monete, lo richiuse e disse ad una sua amica: “Hei, Gen, mi accompagneresti alle macchinette? Ho ancora fame!”

    Se ne andarono allegramente lanciando il mio portafogli per terra.

    Non importa. Mi dissi io. Abbozzai un sorriso e rimisi tutto in ordine.

    Cominciò la lezione e le mie due compagne tornarono di corsa sgranocchiando l’ultima patatina dal pacchetto.

    “ Ad un punto sul Alfa uno, corrisponderà sicuramente un punto su Alfa due. Per trovarlo dovete tracciare sempl…”

    Il professore spiegava ma, sembrava che tutti tranne me fossero occupati in qualcosa di più bello. Qualcosa che fosse molto più degno di nota d’una stupida lezione in un giorno di pioggia.

    La custode aprì la porta, come se nulla fosse interruppe la lezione per chiamarmi fuori.

    Il professore mi fece cenno di uscire. Seguii la donna che mi porse un pacchetto di fogli da consegnare in presidenza.

    Accettai di fare la facchina senza controbattere ne sospirare o quant’altro fa una persona scocciata del compito che le è appena stato assegnato.

    Scesi le scale fingendomi un fantasma. A metà della seconda rampa cominciai a riflettere su quello che stavo facendo. Due scalini dopo me l’ero già scordata.

    Mi domando se esista un’altra persona come me, mi chiedevo. Mi domando se esiste un’altra persona che va in giro con la morte in tasca.

    Arrivata nel pianerottolo urtai l’altra metà della mia classe di ritorno dalla “pausa sigaretta”. Mentre scendevo le scale, ricevetti un paio di spallate e uno sgambetto che riuscii a schivare per miracolo ma, nonostante questo, continuai a comportarmi da fantasma e loro a trattarmi come tale.

    Ridevano, scherzavano. Non riuscivo a capire se erano solo miraggi o persone che realmente conoscevo e vivevano una vita propria e autonoma. Non capivo se respiravano di propria volontà o se aspettavano che fossi io a stringergli con forza il collo per farli smettere.

    Consegnai i fogli, feci retrofront e cominciai a salire di nuovo le tre rampe di scale che mi separavano dalla classe.

    Mentre salivo, incrociai un ragazzo che conoscevo di vista. Non c’avevo mai parlato e non conosco tutt’ora il suo nome. Però lo conoscevo di vista. Le mie compagne parlavano spesso di lui. Della sua ragazza, soprattutto. I due erano mano nella mano. Lei ridacchiava, credo, e lui sorrideva. Credo.

    Mi domando se incontrerò mai qualcuno con la morte negli occhi, mi chiesi.

    Mi domando se esiste davvero qualcuno con la morte nel cuore.

    Ritornata in classe notai che il professore aveva incominciato ad interrogare.

    Ritornata al mio posto, presi la penna per terminare di scrivere gli appunti. Non c’era la mina. Aprii una tasca nello zaino in cerca del portamine. Finite.

    Presi un lapis dall’astuccio e mi misi a scrivere.

    Smise di piovere.

    “Hem, bè, le rette si fanno da, hem, qui a qui(?) e…”

    Poteva almeno ascoltare. Pensai. Invece di ciabattare sempre e ignorarmi, poteva anche ascoltare la lezione.

    Cominciai a piovere. L’inchiostro sulla pagina cominciò a colare via, insieme alla mia pioggia.

    Piangevo. Da prima in silenzio, poi pian piano sempre più forte fino a che non mi cadde la penna di mano.

    Cessò l’interrogazione, cessò il chiacchiericcio, cessò ogni rumore intorno a me e ogni creatura finse d’essere morta per far percepire solo le urla del mio pianto.

    La mia compagna di banco si avvicinò.

    “ C…, che hai? Su, non piangere, va tutto bene. Ci sono io. Non piangere più.”

    Mi misi le mani nei capelli e, come se stessi pronunciano le parole col mio ultimo respiro, le bisbigliai: “ Non chiamarmi per nome.”

    “Come?”

    “ Sei sorda? Non chiamarmi per nome.” Dalla mia bocca usciva veleno, dai miei occhi si disperdeva il mare, nella mia testa si scatenava il caos.

    Cominciai a piangere urlando. Tremavo, senza volerlo il mio corpo si stava ribellando insieme alla mia testa. Anche loro piangevano con me.

    Dal niente cominciai a parlare, un po’ per foga un po’ per scaraventare contro quella gente le onde della mia anima.

    “ Mi dici che sei qui, ma che senso ha ignorarmi?  Perchè prendete le mie cose, i miei soldi e frugate nella mia roba senza chiedere il permesso? Perché se qualcuno mi urta e quasi m’ammazza per le scale, non mi deve chiedere scusa? Perché?! Perché devo fare io il lavoro della custode? Perché non vi potete prendere gli appunti da soli invece di rubare i miei?! Questo proprio non lo capisco!”

    Mi mancava l’aria, la testa mi scoppiava, ma le lacrime non volevano smettere di cadere.

    Senza volerlo ansimavo e tremavo, e il non poter controllare i miei movimenti mi faceva piangere ancora di più.

    Le persone intorno a me mi chiamavano e tentavano di rassicurarmi, ma io continuavo a piangere.

    Tutto quel piangere mi prosciugava l’anima, mi privava anche dell’ultimo brandello di vita che m’era rimasta in corpo. M’addormentai.

    Mi risvegliai, non so quanto tempo dopo ( forse un paio d’ore o forse un paio di giorni ), e mi ritrovai a casa mia, nel mio letto con la stanza piena di fiori e di persone che, bisbigliando scrivevano nei miei quaderni, coloravano poster e rimettevano in ordine la camera.

    Quella che era la mia compagna di banco, si accorse che avevo aperto gli occhi e mi disse:

    “ Buon giorno!”

    Con un sorriso raggiante mi aiutò a tirarmi su. Mi porse un bicchiere d’acqua dicendomi di bere.

    Come se avesse preso coraggio, un altro dei miei compagni mi disse:

    “ Come ti senti oggi?”

    Nella stanza entrò un flebile raggio di sole.

    Abbassai la testa e cominciai a piovere.

    “ Che carina, s’è commossa!” disse un’altra ragazza.

    La mia compagna di banco mi alzò il viso e m’asciugò le lacrime. Mi diede una dolce carezza sulla guancia e disse:

    “ Ora va meglio…”

    Piano s’allontanò per lasciar sorgere agli altri il mio viso provato ma senza lacrime.

    La fissai negli occhi. Fissai ognuno di loro, uno dopo l’altro li scrutai più in profondità che potei.

    Guardai il mio riflesso nel bicchiere: vidi la morte nei miei occhi.

    E, come se fosse il mio ultimo respiro, bisbigliai:

    “ Ipocrisia…”

    Lasciai che il mio sussurro riempisse la stanza, lasciai che riecheggiasse nelle pareti e che tutti quei fiori appassissero al contatto con la sua onda.

    Ipocrisia.

    Le lacrime rincominciarono a scendere, forti.

    March 04

    Chiamata d'emergenza.

    Leggimi, ti prego.
    E ancora una volta fai svanire la tempesta.
    Ti prego? Grazie.

    Non ho più sogni per te.- Miyuko's song (4.5)

    Credimi, è la verità.
    Come nelle tue poesie
    d'una frase e d'una nuvola,
    non ho più sogni
    ne la forza di sognarne altri.
    Dal grande oceano
    sono
    tornata fiume.
    Da scossa e lampo
    mi sono
    consumata ed ora, c'è solo polvere.
    Un fiume di polvere che vaga
    e scorre
    e aspetta
    e guarda.
    Non ho più sogni, per darti forza,
    amica mia.
    Non sò più scrivere.
    Non ho più l'arcobaleno.

    Senza storia.

    Senza storia, ormai
    il mio mondo.
    E decade con la sua lucentezza
    e si comprimono i suoi bagliori
    e sfuma la sua alba.
    Non ci sono più parole magiche,
    non ci sono più incantesimi sfavillanti
    di frasi e di caramelle.
    Tutto è avvolto da uno stuoino bianco
    e grigio.
     Dentro, pennelli dai manici colorati
    e le punte consumate.
    Abbiamo già dipinto, il nostro mondo
    così com'è rimane adesso
    così com'è lo troverai dopo
    così com'è.
    E ci moriai dentro.
     

    Un-Real Half (Oblivious) Dream

    C'è qualcosa che comprime i miei pensieri. Non riesco a ragionare con lucidità. Ormai, dopo averti perso, tutto scorre lento.
    Camminiamo sempre in fila per tre  e a braccietto, fregandocene altamente di quello che può pensare questa gente dalla mentalità ridotta.
    Tutto sommato, sono bei giorni, ma rimane sempre un'alone di cemento che ci schiaccia i pensieri, non ci fa respirare. E' tremendamente stressante vivere qui.
    Non solo per il tenore di vita altissimo, ma anche per le aspettative che chi hai intorno ti rivolge. Fortunatamente lavoriamo e abitiamo tutti e tre insieme. Ci sosteniamo in ogni momento della giornata... Anche se, ultimamente, ci stiamo prendendo più spazi in solitudine.
    Siamo stati fortunati. Tento sempre di rassicurarmi con questa frase. Letteralmente fuggiti dal passato, ci siamo rifugiati nel paese dei nostri sogni. Ed ora facciamo tutto ciò a cui ambivamo due o tre anni fa.  Grazie a Miyuko abbiamo trovato un buon appartamento. Lei chi ha dato lezioni di grammatica e scrittura. Non è stato affatto facile, ma nel giro di due mesi parlavamo, scrivevamo e ci comportavamo come se fossimo nati li.
    "Ah, vedi che da qui si fa prima ad arrivare? In dieci minuti siamo soto gli studi!" disse Are
    "E abbiamo anche avuto tempo di fare colazione!" gonogolò Nori
    "Ciò non toglie che siamo sempre, costantemente, in ritardo!" li ripresi io.
    Nessuno dei tre aveva voglia di lavorare quella mattina. Faceva un freddo cane, stava per nevicare e... E poi era Lunedì! Già me li vedevo, i miei colleghi, salire le scale assonnati verso i rispettivi "posti di battaglia". Uno spettacolo che vi consiglio sinceramente quando siete depressi.
    "Bè" continuò Nori avanzando a piccoli salti "Chi arriva ultimo si mangia tre onigiri con le prugne!"
    Ridendo, corremmo verso l'entrata.
    Ansimanti e carichi d'energia, ci togliemmo i cappotti avviandoci verso i camerini.
    Odio essere truccata! Ti mettono strati su strati di cipria e fondotinta. Io e Nori, ogni sera, sudiamo sette camice per togliere tutta quella roba! Per non parlare di Are... Povero ragazzo! E' l'unico momento della giornata in cui lo senti imprecare e sparare parolacce a raffica.
    Però... Ne vale veramente la pena. Entrare in quella sala colorata, i vestiti, i sorrisi dei ragazzi... Adoro ballare quelle canzoncine. E' semplicemente gratificante far sorridere qualcuno. Sapere che, se sei triste, puoi sempre ZAP! cambiare canale e ci trovi li. Sorridenti.
    Oltre a condurre Good Morning Tokyo, doppiamo anime e bazzichiamo qua e la per le case discografiche. Nel tempo libero disegnamo, ci cuciamo i nostri vestiti, e suoniamo in un pub ( oltre a tutti gli altri lavoretti saltuari che sbrighiamo a destra e a manca per la città). Non ci riconosce mai nessuno.
    Ran-Chan's Ribbon. Lo zio Ran ci fa fare di tutto.  Li facciamo i camerieri, musicisti, cassieri... Tutto. Da sempre ci siamo rifiutati di farci pagare. Quel locale stà letteralmente cadendo a pezzi. Incassato com'è tra negozi splendenti e ristoranti pieni di vita, sembra quasi il fantasma del quartiere.
    Ran, è lo zio - da parte di madre- di Miyuko. E' gay, anche se a prima vista non si direbbe affatto. E' alto e snello, con capelli scuri e occhi verdi. Veste in modo molto naturale: jeans e camicia. E' davvero un bell'uomo. Ma più di tutto un caro amico.
    E' stato Hiroshi - il fratello monore di Miyuko- a parlarcene, la prima volta.
    Ricordo che eravamo seduti ad un bar. Discutevamo su come unire i nostri strumenti... Volevamo creare una band.
    "Magari, lo zio ci potrebbe dare una mano. Con questa idea, intendo." Disse Hiroshi sorseggiando un milk shake.
    "Di che zio parli?" chiese subito Are
    "Lascia stare A-kun" li fermò Miyuko, senza alzare lo sguardo dalla rivista che stava leggendo. "Lui non va bene. Lo sai come la pensa mamma."
    "Bè, puoi sempre dire che è colpa nostra no?" dissi io addentando un biscotto " Dopo tutto, siamo noi gli stranieri!"
    Scoppiammo a ridere.
    Quando ci presentarono, la reazione di Ran-San fu decisamente inaspettata:
    "Cosa sono tutte queste formalità!" Ci gridò concitato " Non ho mica novant'anni, io! Sono giovane, bello e single! Su con la vita, Mocciosetti! Volete un posto dove suonare? Eccovelo. Dovete mettervi in coda però: ho già due band tra ratti e lanicci, che mi pregano insistenatemente per farsi assumere!"
    "Chan! Chan, ci sei?" disse una voce.
    "Uh? Si, si, scusate! Stavo ripassando le battute!"
    "Si, come no" disse Nori " Tanto lo sappiamo che pensi alla pausa pranzo!"
    Risero tutti.
     
     
    Troppo o troppo poco?
    Giusto o sbagliato?
    Non ho voglia di vivere in un sogno assurdo e nemmeno nella realtà.
    Che ne dici, ti va di scappare con me?
     
    February 18

    Ma se...

    Stavo pensando... No, anzi. Non pensavo affatto.
    January 26

    Perchè ho voglia d'Elisa e Coccole.

    Ti adoro, ragazza
    perchè sei semplice
    speciale
    e chimicamente instabile.
    Come me.
    Sei la mia piccola spugna colorata
    immersa
    nella vernice fino alla punta dei capelli.
    Sei il mio piccolo albero di mele,
    che con le sue fronde
    solletica le nuvole e
    le fa piangere dal ridere.
    Sei una coccola nel letto,
    un profumo dolce dolce
    e aspro aspro.
    Sei una favola piena di sogni.
    Sei lo scrigno dei miei sogni.
    Sei la notte sotto quel cielo,
    ad Osaka.
     
    January 12

    Promise.

    No matter what happens, I'll protect you.
     
    Non importa cosa succederà, io ti proteggerò.
     
     
    Non importa di che colore siano i tuoi capelli,
    bianchi o neri,
    saranno sempre belli.
    Non importa se sorriderai
    o piangerai
    o urlerai la tua rabbia al vento.
    Io ti proteggerò.
    Ho trovato un sorriso
    in te che avevi paura
    ed ho trovato amore
    in me che avevo freddo.
     
    Then, I whant to be the sky!
    I will istantly know where you are!
    If there someone hurting you,
    I could fly there and beat him up.
    I could protect you.
     
    Vorrei,
    tenerti sempre con me
    e
    vederti amare il sole con il profumo della lavanda.
    Una coperta, stesa
    sull'erba
    tra i fiori e sotto gli alberi.
    Questa è una promessa.
     
    Then, keep this promise.
    Keep it straight
    keep it deep
    deep
    deep
    deep
    deep...
     
    Io, ti proteggerò.
    It's a promise.
     
     
    December 23

    Hina in Japan.

    Una volta, una ragazza mi disse
     "Dimmi che stai scrivendo una poesia per me!"
    Io le risposi
     "Adesso non ne ho voglia."
     
    Ed è qui, che arriva il difficile.
    Guardiamo la vita come
    farfalle spezzate
    e
    c'inorridiamo delle oscenità
    che ci si presentano.
    Giorno per giorno.
    Giorno dopo giorno.
    E ancora,
    plick, plick, plick
    di quelle goccie
    nei nostri bicchieri pieni di ghiaccio.
    Di nuovo
    plick, plick, plick
    della pioggia che ci cade in testa
    dai cornicioni
    della nostra città
    deserta.
    Esistenze uniformi
    elettriche come gli atomi,
    volubili come il tempo
    dirette,
    forse,
    in un universo parallelo
    governato solo dai nostri sogni.
     
     
    Intanto, ascolteremo solo
    il suono dei nostri passi sotto la pioggia.
    Hina in Japan.
    December 03

    Miyuko's Song - (2)

    Ed è davvero così. D'una tristezza infinita.

    Nessuno sa come dove e quando ma tutti, e dico proprio tutti, hanno la certezza che è così. La noia ti coglie quando meno tel'aspetti.

    Smetti di respirare, smetti di sperare, smetti di sognare e smetti persino di contare i giorni che mancano a Natale.

    Ti guardi intorno e vedi soltanto desolazione e solitudine. Di quella miriade di individui che ti passano accanto, non te ne frega un bel niente. Che muoiano tutti o che vivano per altri cent'anni non fa differenza.

    La neve. Quando sono annoiata, cavolo quanto amo la neve... Rende tutto ancora più deliziosamente noioso.

    " 'Giorno."

    " Buon Giorno Miyuko-chan! Visto che bella nevicata? Forse per la pausa pranzo con Ai-chan e Neko-san andiamo a fare a palle di neve! Vieni?"

    Col cavolo. Pensai. Ma come al solito, uscirono altre parole dalle mie labbra…

    " Ma certo! Non vedo l'ora! Sarà divertente non credi Hikari?"

    " Certamente! Devo dire che questa mattina sei proprio raggiante, Miyuko! Successo qualcosa di particolare?"

    " No, no. Niente di che. Ieri mi sono comprata un portafortuna per il telefono."

    E dovresti vedere com'è carino. Non t'assomiglia per niente. Ancora.

    " E' molto carino, sai Hikari? Un pò ti assomiglia!! Hihi!" Dissi, porgendoglielo.

    " Hai ragione! Però io uno yukata così rosa non me lo metterei mai! Meglio giallo!" Rispose lei restituendomelo di tutta fretta.

    " Buon Giorno, ragazzi."

    " Buon Giorno Morioka-Sensei."

    E ognuno al proprio posto come tante marionettine.

    Che noia, matematica, algebra, storia del giappone, chimica, inglese... I test? Inutili.

    " Da oggi avrete un nuovo compagno di classe. Si chiama Noomura Takuji. Si è trasferito qui per il lavoro di suo padre."

    " Molto piacere di conoscervi. Spero che diventeremo presto amici..."

    Ptss.Mi sentii chiamare da una parte. " Che sguardo gelido... Però è carino, vero?"

    "Mhh." Risposi distrattamente.

    Uno come un'altro. Quegli occhialini da studente modello non gli donano per niente, poi.

    " Prendi posto nel banco vuoto  vicino a Fu-san, Grazie. Ora cominciamo la lezione!"

    Mpf. Che novità, proprio accanto a me. Chissà perché ogni volta che arriva un nuovo studente liberano proprio il banco accanto al mio.

    Che fortunata casualità. Ora mi toccherà presentarmi. Anche a lui. Un peso in più.

    " Piacere di conoscerti! Io sono Fu Miyuko!” Dissi con il sorriso più raggiante che avevo nel taschino. “Credo che ti troverai bene in questa classe! Ci sono un sacco di persone carine!"

    " Non importa." Disse lui, sistemando le sue cose sul banco.

    " Eh?"

    " Non importa che parli, dico. Si vede lontano un miglio che ti stai annoiando..."

    Eh?

    Rimasi a fissarlo per  un bel po’, allibita, finchè la professoressa non cominciò a spiegare –quasi urlando- il nuovo argomento. Lui rimase li, immobile. Sembrava morto. L’unica cosa che percepii in quel momento fu il suo sorriso. Si girò verso di me per un unico istante, sogghignando. Poi cominciò a fissare il vuoto ed il suo sguardo non si mosse da li per il resto della mattinata.

    Cos'era quel sorrisetto sarcastico? Vorrei tanto saperlo.

    Poi, che senso ha guardare nel vuoto? Non prende neanche appunti... Che tipo strano.

    Ah, l'ho notato ora...

    Ha gli occhi congelati.

    ~

    " Finalmente la pausa pranzo! Ho una fame! Dai, Miyuko, andiamo a prendere Neko-san e poi tutte in cortile a divertirsi!"

    " Mhhhh, io ho troppo freddo. Credo che andrò a pranzare in caffetteria."

    " Da sola? Ma che triste!"

    Sai cosa t’importa. Mi trattenni dal guardarla torva.

    " Non tanto, dai. In caffetteria c'è sempre un bel calduccio..."

    " Ok, fa come vuoi.” Disse infine con nonchalanche “Se cambi idea noi saremo nel cortile a divertirci!"

    ‘Sta volta me ne starò tranquilla. Lontana dalle chiacchiere. Lontana anche da una broncopolmonite, se è per questo.

    Chissà cos'avrò oggi per pranzo. Aprii l’obento e… Sorpresa! Riso al curry e una mela. Come ogni venerdì. Veramente patetico.

    Presi una cucchiaiata di riso. Chissà perchè oggi la caffetteria è così vuota. Di solito non c'è spazio neanche per uno spillo...  Mi guardai attentamente intorno. Dopo poco arrivai alla conclusione definitiva. “Ah, già” Sussurrai.

    “Fuori nevica…”

    L'intera scuola sarà in cortile a riempirsi di ghiaccio dalla testa ai piedi. Che cosa patetica.

    Non vedo l'ora di tornarmene a casa.

    Finito il pranzo, gettai gli avanzi nel cassonetto e mi avviai verso la classe. Nei corridoi non c’era nessuno. Nessuno.

    E' la prima volta che vedo i corridoi così vuoti. Mi sorpresi nel vedere quei cunicoli così splendenti. Non avevo mai notato neppure le scarpate di neve sul pavimento... Scarpate di neve?

    Cos’avrei dovuto fare? La cosa più ovvia. E vada per la monotonia. Va bene. Davvero, va bene così.

    Anche se arriverò tardi a lezione non importa. Mi dissi. Tutto pur di non sorbirmi un'altra ora di quella donna pateticamente melensa.

    Seguii le orme fino ad una rampa di scale. Scale.

    Perchè delle scarpate di neve se ne vanno su e giù per le scale? Ah, no, solo su. Ah, poi dentro le scarpe ci sono i piedi e sopra i piedi una persona.

    Ma che idiota che sono.

    Inclinai la testa da un lato, sospirai, e ripresi a salire.

    Brrr, cavolo che freddo! Più salgo su, più fa freddo! Qualche idiota deve aver lasciato aperta la porta del terrazzo... Appunto.

    Mi affacciai leggermente per poter vedere quale pazzo se ne poteva stare fuori sotto la neve. Noomura-kun? Che ci fa qui, senza cappotto?

    Se ne stava seduto per terra, appoggiato al muro, fissando morbosamente il cielo e la neve che gli cadeva sul naso.

    " Perchè non vieni qui?" Disse continuando a fissare il cielo.

    " Eh?"

    " Non sta bene spiare le persone, sai?"

    " Non stavo spiando..." Risposi scocciata.

    " Heeeh..." Sospirò lui. " Non credi sia buffa la neve?” Disse. “Anche se sto seduto qui per terra e la guardo ricoprire tutto il paesaggio con il suo candido velo, non mi fa effetto. E neanche freddo. Solo stupida ed insignificante noia. Deliziosamente noioso, non credi?"

    " Come?"

    " O forse dovrei dire che sono buffo io? Già già."

    Piano paino si alzò da terra, raschiò via la neve che gli era rimasta appiccicata sui pantaloni della divisa e si incamminò verso di me. Beh, non proprio verso di me, ma bensì verso la porta.

    La richiuse senza far rumore, mi diede una leggera pacca sulla testa e disse “ Ci vediamo in classe, ragazza annoiata.”

    Rimasi immobile.

    Lui, a metà scale si voltò verso di me e soffiò. E quel suo respiro freddo, con l’aria calda dell’ambiente, condensò formando una piccola nuvoletta di vapore.

    Appena fu svanita, sorrise e riprese a scendere le scale fischiettando allegramente.

    Non so quanto rimasi a fissare quegli scalini, ma mi sembrò un’eternità. Dopo, fu come svegliarsi all’improvviso da uno strano incubo nel cuore della notte. Un’incredibile rabbia s’impossessò di me e del mio corpo.

    Mi catapultai giù per le scale.

    Chi era lui, per rivolgersi a me in quel modo? Che ne sapeva lui di me? Che ne sapeva lui della mia noia?

    Mi vennero le lacrime agli occhi e dovetti faticare un bel po’ per ricacciarle dentro.

    Spalancai la porta della classe, ansimante.

    “ Fu-san, dove sei stata? La lezione è cominciata già da venti minuti buoni!”

    La ignorai.

    Mi gettai ancora ansante verso il mio banco, dando un calcio a quello di Takuji. Arraffai la mia roba e uscii veloce di classe. Mi sentivo esplodere.

    Indossai cappotto, cappello, guanti e sciarpa senza fare bene caso a come li mettevo. Uscii di scuola quasi correndo.

    In meno di dieci minuti mi ritrovai davanti la porta di casa.

    Un biglietto.

    “ Ciao tesoro, la mamma starà fuori per un paio di giorni. Tu fai la brava e completa l’elenco di faccende che ti ho lasciato sul tavolo della cucina. In credenza e nel frigo c’è qualcosina. Fattela bastare finchè non torno!

    Baci, Mamma”.

    Fantastico. Veramente fantastico. ‘Sta volta un paio di giorni quanto dureranno?

    Aprii la porta e la richiusi sbattendo.

    Scaraventai il cappotto per terra, noncurante della neve che lo impregnava, e mi gettai sul divano.

    Tre giorni, pensai.

    Non è da tutti recuperare la sanità mentale in tre giorni. Poi, recuperare è un parolone. Diciamo buttar giù il rospo, eh.

    Ritornai a scuola dopo tre giorni, con i compiti già fatti.

    Appena aprii la porta della classe, calò il silenzio. Gli altri mi fissavano, mentre le loro teste mi mandavano continui messaggi telepatici. Pazza.

    Nemmeno Hikari si avvicinò quella mattina. Erano tutti tremendamente agitati dalla mia presenza.

    Solo Takuji mi guardava, sorridendo.

    “ Ben tornata ragazza annoiata!” Sfoderò un sorriso sfavillante.

    “ Cosa vuoi?” Risposi gelida.

    Lui tacque, continuando a sorridere. Dopo poco mi stancai di quella sua faccia da ebete e, sospirando, cominciai a sistemare il necessario per la lezione.

    Quella mattina, nessuno mi parlò. Ne gli alunni ne gli insegnanti. Ero diventata quello che tanto desideravo: un fantasma.

    Volevo vivere la mia noia da sola, senza le stupide interruzioni e intersezioni delle vite altrui.

    Ero sola, con la mia noia e, per la prima volta, con la mia rabbia.

    Per la pausa pranzo mi dileguai. Dove sarei potuta andare, per compiere il mio destino di fantasma?

    Il terrazzo certo. Niente mi appariva più ovvio.

    La neve. Finalmente avevo trovato un uso appropriato per quel abominio della natura. Sarebbe sembrato tutto un incidente.

    Si, pensai, diventerò un tutt’uno con la mia noia. Non mi ero mai sentita così eccitata e piena di vita.

    L’idea del buio, l’idea di non dover più sopportare tutte quelle persone mi allettava. Mi allettava da morire.

    A passo lento mi avvicinai al cornicione. Un candido velo di neve ricopriva tutto il pavimento. Sentivo il ghiaccio sotto i miei piedi scricchiolare. C’era da rompersi l’osso del collo, la su.

    Arrivai sul bordo grigio di metallo. Le punte delle mie scarpe sporgevano di pochi centimetri sul vuoto, ma già assaporavo l’ebrezza dello schianto.

    Aprii le braccia…

    “ Io voglio te.”

    “ Eh?” Mi girai piano.

    Takuji.

    “ Non fraintendermi, non in quel senso. Io voglio semplicemente la tua anima, la tua noia. Le desidero ardentemente.”

    “ CHI SEI TU?!” gridai. “ DIMMI CHI SEI!”

    “ Piacere, mi chiamo Noomura Takuji e mi sono trasferito da poco in questa scuola.” Rispose lui con una calma quasi surreale. Sempre sorridendo, s’intende.

    “ Non scherzare.” Sussurrai. “ COSA V…” Scivolai.

    Nel tentativo di spostarmi in avanti, scivolai. Cavolo quanto odio in ghiaccio. Si, sicuramente di più che la neve.

    Tutto nero e poi… Tutto… Bianco.

    Fantasticamente e dolcemente bianco. Ansimavo a faccia in giù su un leggero strato di ghiaccio e neve, sul terrazzo della scuola.

    Accanto a me, Takuji anche lui ansante per lo spavento.

    “ Grazie” Mormorai “ Grazie per avermi salvato la vita. Grazie.”

    Mi rigirai a pancia in su sulla neve. Il mio corpo ricadde sul pavimento con un sonoro stonf.

    “ No, grazie a te.” Rispose lui tra un respiro e l’altro “ Grazie per avermi permesso di salvartela.”

    Cominciammo a ridere come due scemi, distesi per terra con la neve che ci bagnava i vestiti.

    “ Miyuko… Posso chiamarti Miyuko?”

    “ Si, fa pure.” Non avevo voglia di seguire i convenevoli.

    “ Miyuko, hai mai osservato attentamente il cielo?” Mi chiese lui, spostando lo sguardo da me alla sconfinata cappa di nubi bianche che ci sovrastava.

    “ No” Risposi con tutta la sincerità che avevo in corpo. “ Non l’ho mai considerato importante.”

    “ Dovresti farlo, ogni tanto sai?”

    Riprendemmo a ridere. Era veramente bello starsene li sdraiati per terra, con la neve che continuava a cadere e che pian piano avrebbe congelato i nostri corpi attaccandosi fin dentro le ossa.

    “ Miyuko…”

    “ Eh…”

    “ Guarda il cielo.”

    “ Si, e allora?”

    “ Ha smesso di nevicare.”

     

     

     

     

     

     

    November 09

    Miyuko's Song - (1)

    Ti giuro, non credevo potesse capitare così... Ora... Così presto.
    Sembra ieri, solo ieri eravamo seduti sull'argine e ridevamo.
    "Miyuko! Raccontami com'è il Giappone!"
    "Ma te ne parlo sempre! E smettila di chiamarmi Miyuko, chiamami con il mio vero nome! Così è imbarazzante!"
    "Yuji? Ma fa tanto caramella gommosa! Non è per niente figo!"
    "Ca-caramella gommosa?! Certo che ne hai di fantasia! Sei tutta pazza tu..."
    "HiHi! Però, daiii, raccontami com'è il Giappone!!!"
    "E va bene. Il Giappone è..."
    Bello, Triste, Colorato, Rumoroso, A-wa-re... Emozionante. E poi? Cosa te ne sei fatta di tutte queste parole? Non sono servite a salvarti. E nemmeno loro si sono salvate. Non sò davvero come descriverlo, ieri. Avrei così tante cose da dire, parlare di quanto ti amavo. Di quanto ti amo. Fa male piccola mia.
    Non avrei mai pensato di provare un dolore così forte. Credevo di essere forte. Io, il tuo Yuji, la tua caramella gommosa. Credevo di essere forte. Ho sempre tentato di non essere scosì schifosamente mieloso, ed ora sono esploso. Mi manchi cavolo. Mi manchi da morire. Mi mancha quella tua risata scomposta, quel tuo agitare le mani in aria mentre parli, tutta presa, delle tue cose. Ed ora? Cos'è rimasto? Un guscio vuoto dallo sguardo languido.
    No, no, no. Lo sò che è colpa mia, lo sò. Ti ho sempre lasciata in balia del vento, ti ho sempre considerata più forte di me. Non eri forte, e me ne rendo conto solo ora. Solo ora capisco che non giocavi. Non hai mai scherzato con me, sei sempre stata maledettamente seria, tu.
    Ricordo quando squillò il telefono all'una di notte. Era l'una di notte del nostro quinto mese, lo ricordo bene.
    "Pronto...?" Risposi io assonnato.
    "Amore..." Avevi la voce pesante, come chi ha appena smesso di piangere affannosamente.
    "More, che c'è? E' l'una... Stavo dormendo...!"
    Cambiando totalmente tono rispondesti con una risata agghiacciante.
    "Hihi, hai ragione. Scusami. E' che..." Tornò il tono triste che avevi prima.
    "E' successo qualcosa?"
    "No. E' che... Sono stanca."
    Sussultai.
    "Come sei stanca? Di... Di..."
    Sospirai, tentando di raccogliere le parole. Dio mio quanta paura avevo nel pronunciarle!
    "Sei stanca di n-noi?" Cercando di assumere un tono tranquillo.
    "Cosa?! Ma sei scemo?" Rispondesti tu, agitatissima.
    "Come hai potuto solo pensare una cosa simile?! Dovrei offendermi per questo! Ma non lo farò, hihi."
    "Pfiui, meno male. Allora, se non è questo, cos'è?"
    "No, niente di che... E' solo che..."
    "Su, dimmi, per favore. Sennò non riesco più a prendere sonno!"
    "E' che, voglio morire."
    "EH?! Ma che dici? Stai scherzando vero?" Non capivo.
    Sospirasti pesantemente.
    "Si amore. Scherzavo. Scusa se ti ho turbato il sonno, hihi!"
    La voce tranquilla riesce molto meglio a te, non è vero?
    Se solo non avessi visto! Se solo non ci fossi stato io dall'altra parte! Avrei preferito darti buca, quel giorno. Sarebbe stato un quinto-mese-in-ritardo perfetto.
    Dall'altra parte della strada mi salutavi, agitando la mano come sempre. Ero così felice! Finalmente avrei visto i tuoi eh? Dici, tanto li hai visti lostesso.
    Si li ho visti. E, in che bellissima occasione.
    Poi, mentre sorridevi radiosaesplendente, è arrivato lui. Quel pazzo schifoso, lurido bastardo. Chissà a quanto andava con quell'odiosa, sudicia automobile.
    In meno di un secondo bum, ti ha presa in pieno facendoti fare un volo sull'asfalto.
    Non curante delle altre macchine, mi sono gettato in strada. In mezzo al tuo sangue.
    Poi è arrivata l'ambulaza, d'urgenza in ospedale e tutta la notte a lottare tra la vita e la morte.
    Adesso, cazzo, adesso sei viva? Ti senti viva così o non ti senti proprio?
    Davanti alla tua porta bianca, nella tua stanza diventata bianca e spoglia, non riesco ad entrarci.
    Li, proprio li dove abbiamo fatto l'amore la prima volta, in mezzo a tutte quelle candele. Le foto, i cuscini e le tende tutte colorate...
    Non riesco ad entrare. No. Non con te che rispondi al mio "Buon giorno Amore!" dicendo "Ciao, tu chi sei?", aspetti solo un secondo e poi ritorni a guardare un punto infinito fuori dalla finestra. Quel tuo sorriso e quello sguardo vuoto... No, non li reggo più.
    Oggi sono otto mesi, amore. Oggi, ti prego, ricordati. Risvegliati. Stappati dal braccio quella flebo di liquido verdastro e corrimi incontro.
    Cazzo sorridimi, parlami, ascoltami, amami. Non reggo più senza te. Perchè così, è come se non ci fossi.
    E sono ancora qui, davanti alla tua porta bianca con otto rose rosse. Otto rose rosse e cinque mesi di ricordi e 5760 ore d'emozioni belle e brutte e 5184000 secondi di lacrime.
    Ma... Ti amo. Da morire. Ora non mancherò più, sarò qui quando ti ricorderai. Sarò qui quando rincomincerai a vivere. Vivremo insieme. Ti farò felice, vedrai. Sarò solo tuo e non ti lascerò mai. Giuro. Ma adesso... Basta ricordi! E' arrivato il momento di darti le mie rose, amore. Buon mesiversario!
    Adesso... Adesso apro la tua porta bianca.
    Adesso entro nella tua stanza.
    "Ciao, tu chi sei?"
     
     
     
     
     
    Ci sei tu ci sei tu ci sei tu ci sei tu
     ti amo ti amo ti amo ti amo,
     non ti lascio sono qui
     svegliati
     sono qui
     non ti lascio.
    Ti amo, solo io.
    Ora dopo prima
    sempre.
     
     
    October 23

    Photographs~

    Cosa faresti, per il brivido d'un bacio?
    Moriresti per me?
    Torniamo a casa adesso!
     
    Raccontami, che senso hanno avuto tutte quelle...
    Quelle.
    Cosa ti hanno dato in più?
    Ora che le porti sempre con te, raccontami s'è come speravi.
    Non saranno certo i versi strappalacrime d'una poesia a renderti diversa.
    Raccontami.
    Di quello che hai visto, cosa ricordi?
     
    Prendi fiato e...
    Photographs!
    Photographs on my skin
    Photographs in my soul
    Photographs, are my eyes!
     
    C'è qualcosa che ci manca.
    C'è qualcuno che abbiamo lasciato indietro.
    Dov'è rimasta la nostra borsa di giornali?
    Si sarà sciolta sotto la pioggia.
    Raccontami.
    Di quello che è stato cosa ricordi.
     
    C'hanno chiusi sotto una cappa di nebbia dal pavimento macchiato di sangue.
    C'hanno resi cechi e sordi per le troppe luci e i troppi rumori.
    Abbiamo perso di vista la nostra notte.
     
    Quella notte che, non è mai esistita.
    Solo nelle tue speranze
    Solo nei tuoi sogni
    Solo tuoi. E di nessun'altro.
    Saresti rimasto anche tu, se non t'avessero fermato.
    Se non t'avessero incatenato.
    Più giù della rena
    Più giù della sabbia
    Più giù del mare.
    Perchè è li, che vanno le persone a cui manca qualcosa.
    A te, mancava il futuro.
     
    Raccontami.
    Di quello che sarà, a che cosa pensi?
    Non c'è risposta per il futuro.
    Possiamo solo, scriverlo.
    Possiamo solo, lasciarci dietro qualcosa.
     
    Photographs.
    Remember of life, vanished soul.
     
     
     
     
     
     
    October 22

    Gone. -Fino a cervello da destinarsi-

    Stà cambiando.
    Ora, ci sfugge dalle mani e corre veloce verso il nulla.
    E' scomparso il nostro orizzonte, non lo vedo più.
    Se apro la finestra c'è solo nebbia.
    Tanta, spessa e densa nebbia.
    Sotto braccio, una borsa di carta.
    Una borsa fatta di giornali e fotografie.
    Quando piove, pian piano, si rompe.
    Comincia a trasparire l'interno.
    Si formano grandi buchi, è diventata un colabrodo.
    Cola via, il nostro sangue rinchiuso in questa borsa di ricordi.
    'Sta sera, non ho proprio voglia d'amore.
    'Sta sera, vorrei rispolverare il mio vecchio angolino; appoggiarmi al muro e dondolare.
    Dal cielo, cadono, come neve.
    Sono sporche di dolore, quelle carte.
    Ci han oscurato gli occhi a tal punto, da farci perdere la cognizione del tempo.
    Ora, passeranno gli anni come i secondi.
    Passerà la felicità come la noia, la tristezza o qualunque cosa ci abbia resi...
    Umani. O uniti.
    E non vedo più nemmeno quella notte.
    La notte che ci avrebbe fatto da favola, per il resto dei nostri giorni.
    Non c'è. Scomparsa.
    Come la nostra ingobile speranza, riposta in delle fredde carte.