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12月3日 Miyuko's Song - (2)Ed è davvero così. D'una tristezza infinita. Nessuno sa come dove e quando ma tutti, e dico proprio tutti, hanno la certezza che è così. La noia ti coglie quando meno tel'aspetti. Smetti di respirare, smetti di sperare, smetti di sognare e smetti persino di contare i giorni che mancano a Natale. Ti guardi intorno e vedi soltanto desolazione e solitudine. Di quella miriade di individui che ti passano accanto, non te ne frega un bel niente. Che muoiano tutti o che vivano per altri cent'anni non fa differenza. La neve. Quando sono annoiata, cavolo quanto amo la neve... Rende tutto ancora più deliziosamente noioso. " 'Giorno." " Buon Giorno Miyuko-chan! Visto che bella nevicata? Forse per la pausa pranzo con Ai-chan e Neko-san andiamo a fare a palle di neve! Vieni?" Col cavolo. Pensai. Ma come al solito, uscirono altre parole dalle mie labbra… " Ma certo! Non vedo l'ora! Sarà divertente non credi Hikari?" " Certamente! Devo dire che questa mattina sei proprio raggiante, Miyuko! Successo qualcosa di particolare?" " No, no. Niente di che. Ieri mi sono comprata un portafortuna per il telefono." E dovresti vedere com'è carino. Non t'assomiglia per niente. Ancora. " E' molto carino, sai Hikari? Un pò ti assomiglia!! Hihi!" Dissi, porgendoglielo. " Hai ragione! Però io uno yukata così rosa non me lo metterei mai! Meglio giallo!" Rispose lei restituendomelo di tutta fretta. " Buon Giorno, ragazzi." " Buon Giorno Morioka-Sensei." E ognuno al proprio posto come tante marionettine. Che noia, matematica, algebra, storia del giappone, chimica, inglese... I test? Inutili. " Da oggi avrete un nuovo compagno di classe. Si chiama Noomura Takuji. Si è trasferito qui per il lavoro di suo padre." " Molto piacere di conoscervi. Spero che diventeremo presto amici..." Ptss.Mi sentii chiamare da una parte. " Che sguardo gelido... Però è carino, vero?" "Mhh." Risposi distrattamente. Uno come un'altro. Quegli occhialini da studente modello non gli donano per niente, poi. " Prendi posto nel banco vuoto vicino a Fu-san, Grazie. Ora cominciamo la lezione!" Mpf. Che novità, proprio accanto a me. Chissà perché ogni volta che arriva un nuovo studente liberano proprio il banco accanto al mio. Che fortunata casualità. Ora mi toccherà presentarmi. Anche a lui. Un peso in più. " Piacere di conoscerti! Io sono Fu Miyuko!” Dissi con il sorriso più raggiante che avevo nel taschino. “Credo che ti troverai bene in questa classe! Ci sono un sacco di persone carine!" " Non importa." Disse lui, sistemando le sue cose sul banco. " Eh?" " Non importa che parli, dico. Si vede lontano un miglio che ti stai annoiando..." Eh? Rimasi a fissarlo per un bel po’, allibita, finchè la professoressa non cominciò a spiegare –quasi urlando- il nuovo argomento. Lui rimase li, immobile. Sembrava morto. L’unica cosa che percepii in quel momento fu il suo sorriso. Si girò verso di me per un unico istante, sogghignando. Poi cominciò a fissare il vuoto ed il suo sguardo non si mosse da li per il resto della mattinata. Cos'era quel sorrisetto sarcastico? Vorrei tanto saperlo. Poi, che senso ha guardare nel vuoto? Non prende neanche appunti... Che tipo strano. Ah, l'ho notato ora... Ha gli occhi congelati. ~ " Finalmente la pausa pranzo! Ho una fame! Dai, Miyuko, andiamo a prendere Neko-san e poi tutte in cortile a divertirsi!" " Mhhhh, io ho troppo freddo. Credo che andrò a pranzare in caffetteria." " Da sola? Ma che triste!" Sai cosa t’importa. Mi trattenni dal guardarla torva. " Non tanto, dai. In caffetteria c'è sempre un bel calduccio..." " Ok, fa come vuoi.” Disse infine con nonchalanche “Se cambi idea noi saremo nel cortile a divertirci!" ‘Sta volta me ne starò tranquilla. Lontana dalle chiacchiere. Lontana anche da una broncopolmonite, se è per questo. Chissà cos'avrò oggi per pranzo. Aprii l’obento e… Sorpresa! Riso al curry e una mela. Come ogni venerdì. Veramente patetico. Presi una cucchiaiata di riso. Chissà perchè oggi la caffetteria è così vuota. Di solito non c'è spazio neanche per uno spillo... Mi guardai attentamente intorno. Dopo poco arrivai alla conclusione definitiva. “Ah, già” Sussurrai. “Fuori nevica…” L'intera scuola sarà in cortile a riempirsi di ghiaccio dalla testa ai piedi. Che cosa patetica. Non vedo l'ora di tornarmene a casa. Finito il pranzo, gettai gli avanzi nel cassonetto e mi avviai verso la classe. Nei corridoi non c’era nessuno. Nessuno. E' la prima volta che vedo i corridoi così vuoti. Mi sorpresi nel vedere quei cunicoli così splendenti. Non avevo mai notato neppure le scarpate di neve sul pavimento... Scarpate di neve? Cos’avrei dovuto fare? La cosa più ovvia. E vada per la monotonia. Va bene. Davvero, va bene così. Anche se arriverò tardi a lezione non importa. Mi dissi. Tutto pur di non sorbirmi un'altra ora di quella donna pateticamente melensa. Seguii le orme fino ad una rampa di scale. Scale. Perchè delle scarpate di neve se ne vanno su e giù per le scale? Ah, no, solo su. Ah, poi dentro le scarpe ci sono i piedi e sopra i piedi una persona. Ma che idiota che sono. Inclinai la testa da un lato, sospirai, e ripresi a salire. Brrr, cavolo che freddo! Più salgo su, più fa freddo! Qualche idiota deve aver lasciato aperta la porta del terrazzo... Appunto. Mi affacciai leggermente per poter vedere quale pazzo se ne poteva stare fuori sotto la neve. Noomura-kun? Che ci fa qui, senza cappotto? Se ne stava seduto per terra, appoggiato al muro, fissando morbosamente il cielo e la neve che gli cadeva sul naso. " Perchè non vieni qui?" Disse continuando a fissare il cielo. " Eh?" " Non sta bene spiare le persone, sai?" " Non stavo spiando..." Risposi scocciata. " Heeeh..." Sospirò lui. " Non credi sia buffa la neve?” Disse. “Anche se sto seduto qui per terra e la guardo ricoprire tutto il paesaggio con il suo candido velo, non mi fa effetto. E neanche freddo. Solo stupida ed insignificante noia. Deliziosamente noioso, non credi?" " Come?" " O forse dovrei dire che sono buffo io? Già già." Piano paino si alzò da terra, raschiò via la neve che gli era rimasta appiccicata sui pantaloni della divisa e si incamminò verso di me. Beh, non proprio verso di me, ma bensì verso la porta. La richiuse senza far rumore, mi diede una leggera pacca sulla testa e disse “ Ci vediamo in classe, ragazza annoiata.” Rimasi immobile. Lui, a metà scale si voltò verso di me e soffiò. E quel suo respiro freddo, con l’aria calda dell’ambiente, condensò formando una piccola nuvoletta di vapore. Appena fu svanita, sorrise e riprese a scendere le scale fischiettando allegramente. Non so quanto rimasi a fissare quegli scalini, ma mi sembrò un’eternità. Dopo, fu come svegliarsi all’improvviso da uno strano incubo nel cuore della notte. Un’incredibile rabbia s’impossessò di me e del mio corpo. Mi catapultai giù per le scale. Chi era lui, per rivolgersi a me in quel modo? Che ne sapeva lui di me? Che ne sapeva lui della mia noia? Mi vennero le lacrime agli occhi e dovetti faticare un bel po’ per ricacciarle dentro. Spalancai la porta della classe, ansimante. “ Fu-san, dove sei stata? La lezione è cominciata già da venti minuti buoni!” La ignorai. Mi gettai ancora ansante verso il mio banco, dando un calcio a quello di Takuji. Arraffai la mia roba e uscii veloce di classe. Mi sentivo esplodere. Indossai cappotto, cappello, guanti e sciarpa senza fare bene caso a come li mettevo. Uscii di scuola quasi correndo. In meno di dieci minuti mi ritrovai davanti la porta di casa. Un biglietto. “ Ciao tesoro, la mamma starà fuori per un paio di giorni. Tu fai la brava e completa l’elenco di faccende che ti ho lasciato sul tavolo della cucina. In credenza e nel frigo c’è qualcosina. Fattela bastare finchè non torno! Baci, Mamma”. Fantastico. Veramente fantastico. ‘Sta volta un paio di giorni quanto dureranno? Aprii la porta e la richiusi sbattendo. Scaraventai il cappotto per terra, noncurante della neve che lo impregnava, e mi gettai sul divano. Tre giorni, pensai. Non è da tutti recuperare la sanità mentale in tre giorni. Poi, recuperare è un parolone. Diciamo buttar giù il rospo, eh. Ritornai a scuola dopo tre giorni, con i compiti già fatti. Appena aprii la porta della classe, calò il silenzio. Gli altri mi fissavano, mentre le loro teste mi mandavano continui messaggi telepatici. Pazza. Nemmeno Hikari si avvicinò quella mattina. Erano tutti tremendamente agitati dalla mia presenza. Solo Takuji mi guardava, sorridendo. “ Ben tornata ragazza annoiata!” Sfoderò un sorriso sfavillante. “ Cosa vuoi?” Risposi gelida. Lui tacque, continuando a sorridere. Dopo poco mi stancai di quella sua faccia da ebete e, sospirando, cominciai a sistemare il necessario per la lezione. Quella mattina, nessuno mi parlò. Ne gli alunni ne gli insegnanti. Ero diventata quello che tanto desideravo: un fantasma. Volevo vivere la mia noia da sola, senza le stupide interruzioni e intersezioni delle vite altrui. Ero sola, con la mia noia e, per la prima volta, con la mia rabbia. Per la pausa pranzo mi dileguai. Dove sarei potuta andare, per compiere il mio destino di fantasma? Il terrazzo certo. Niente mi appariva più ovvio. La neve. Finalmente avevo trovato un uso appropriato per quel abominio della natura. Sarebbe sembrato tutto un incidente. Si, pensai, diventerò un tutt’uno con la mia noia. Non mi ero mai sentita così eccitata e piena di vita. L’idea del buio, l’idea di non dover più sopportare tutte quelle persone mi allettava. Mi allettava da morire. A passo lento mi avvicinai al cornicione. Un candido velo di neve ricopriva tutto il pavimento. Sentivo il ghiaccio sotto i miei piedi scricchiolare. C’era da rompersi l’osso del collo, la su. Arrivai sul bordo grigio di metallo. Le punte delle mie scarpe sporgevano di pochi centimetri sul vuoto, ma già assaporavo l’ebrezza dello schianto. Aprii le braccia… “ Io voglio te.” “ Eh?” Mi girai piano. Takuji. “ Non fraintendermi, non in quel senso. Io voglio semplicemente la tua anima, la tua noia. Le desidero ardentemente.” “ CHI SEI TU?!” gridai. “ DIMMI CHI SEI!” “ Piacere, mi chiamo Noomura Takuji e mi sono trasferito da poco in questa scuola.” Rispose lui con una calma quasi surreale. Sempre sorridendo, s’intende. “ Non scherzare.” Sussurrai. “ COSA V…” Scivolai. Nel tentativo di spostarmi in avanti, scivolai. Cavolo quanto odio in ghiaccio. Si, sicuramente di più che la neve. Tutto nero e poi… Tutto… Bianco. Fantasticamente e dolcemente bianco. Ansimavo a faccia in giù su un leggero strato di ghiaccio e neve, sul terrazzo della scuola. Accanto a me, Takuji anche lui ansante per lo spavento. “ Grazie” Mormorai “ Grazie per avermi salvato la vita. Grazie.” Mi rigirai a pancia in su sulla neve. Il mio corpo ricadde sul pavimento con un sonoro stonf. “ No, grazie a te.” Rispose lui tra un respiro e l’altro “ Grazie per avermi permesso di salvartela.” Cominciammo a ridere come due scemi, distesi per terra con la neve che ci bagnava i vestiti. “ Miyuko… Posso chiamarti Miyuko?” “ Si, fa pure.” Non avevo voglia di seguire i convenevoli. “ Miyuko, hai mai osservato attentamente il cielo?” Mi chiese lui, spostando lo sguardo da me alla sconfinata cappa di nubi bianche che ci sovrastava. “ No” Risposi con tutta la sincerità che avevo in corpo. “ Non l’ho mai considerato importante.” “ Dovresti farlo, ogni tanto sai?” Riprendemmo a ridere. Era veramente bello starsene li sdraiati per terra, con la neve che continuava a cadere e che pian piano avrebbe congelato i nostri corpi attaccandosi fin dentro le ossa. “ Miyuko…” “ Eh…” “ Guarda il cielo.” “ Si, e allora?” “ Ha smesso di nevicare.”
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