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    October 13

    Baci, my home.

    Ci sono tante di quelle persone, in questo mondo! Ce ne sono così tante che mi fanno male le mani al solo pensare di scriverle tutte!
    Noi, da bravi piccoli ignoranti, ne percepiamo meno la metà. Entra in una stazione dei treni! Guarda quanti colori, quanti visi, quante espressioni... Quante valige!!!
    C'è chi corre a passo svelto e chi cammina tranquillo, pranzando.
    C'è anche chi aspetta, alla stazione. Non solo il treno.
    C'è anche chi desidera, alla stazione. C'è chi desidera sparire, chi desidera amare o chi più semplicemente non vedel'ora di tornarsene a casa.
    A me, la stazione, mette tanta tristezza. Mi sento come un fantasma. Invisibile, con la mia borsa e la mia musica.
    Mentre guardo le scritte luminose, che scompaiono una dopo l'altra, mi batte forte il cuore.
    Alzo il volume della musica e, continuo ad aspettare.
    E' in ritardo, quel cavolo di treno. Tanto per cambiare.
    Tento di distogliere lo sguardo, provo a riflettere fissando il pavimento ma ogni volta una sagoma nera fa accelerare il battto. Non riesco a tenere fermi gli occhi.
    Quelle che dovrebbero essere colombe un pò sporche e malaticce, mi camminano vicino ai piedi guardandomi con i loro occhietti vitrei.
    Anche io ho fame, mia piccola creaturina immonda.
    L'unica cosa che ho con me è acqua ma, più bevo più mi si secca la gola. Più mi si prosciugano le parole. Brucia.
    Accanto a me le persone passano. Con loro, le loro vite.
    Le guardo dirigersi verso l'uscita, sparire nell'accecante fascio di luce. La mia città.
    Cos... Cosa ci fai tu qui? Sei uscito da quella luce, come il ricordo di un demone. Cammini piano, anche tu con la tua borsa e la tua musica. Ti volti leggermente.
    Io, mi giro di scatto lasciando che i miei capelli lunghi coprano il viso. Non mi guardare.
    Sento il cuore che batte a mille. Non ce la faccio! Mi stacco dalla parete metallica e, scappo. Mi rifugio dietro quello stesso cartellone.
    Avevamo un appuntamento? Non ricordo.
    Quanto tempo può essere passato? Un secondo? Due? Credo di aver sentito la stessa canzone per una decina di volte, in quegli attimi.
    Finalmente, l'annuncio. Lo sento, ho abbassato il volume per poter percepire l'allontanarsi (o l'avvicinarsi) dei tuoi passi.
    Corro, come se mancassero pochi minuti alla mia partenza.
    Eccolo laggiù il mio treno, la mia salvezza.
    Mi batte ancora forte il cuore.
    Salgo gli scalini e mi siedo sulla prima poltroncina che mi sembra pulita. Solo apparenza.
    Respiro più forte, a ritmo con il mio cuore che, intanto, brucia.
    Sono scappata. Questa volta, mi sono salvata.
     

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